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Nota editoriale di Aldo Meccariello
Questo numero raccoglie numerosi contributi del convegno su Vincenzo Gioberti, che si è svolto in due sedi: a Roma il 13 marzo 2025 presso l’Università “G. Marconi” e il 20 marzo 2025 a Brescia presso il Palazzo Colleoni della Pace. Il doppo appuntamento è stato organizzato dall’Università “G. Marconi”, dal Centro per la filosofia italiana, dall’Associazione culturale “Vincenzo Gioberti” con il patrocinio della Fondazione Luigi Stefanini, dell’Associazione Docenti Italiani di Filosofia e ha visto la partecipazione di studiosi, filosofi e storici, che hanno declinato da diversi angoli visuali l’impegnativo titolo del convegno: “Tra filosofia e politica. L’eredità di Vincenzo Gioberti (1801-1852)”. Il Centro per la filosofia italiana, nel suo lavoro di scavo e di rivisitazione della nostra tradizione, ha accolto con molto entusiasmo l’invito del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università “G. Marconi” a collaborare all’allestimento dell’evento. La questione dell’eredità giobertiana, infatti, è indubbiamente un tema di grande rilevanza non solo per la storiografia filosofica, ma anche per il potenziale teoretico del pensiero italiano dell’Ottocento. Di Gioberti c’è ampia traccia nei manuali di storia come il conclamato autore del Primato morale e civile degli italiani, edito a Bruxelles nel 1843, in cui il teorico del neoguelfismo diventa protagonista nel dibattito sul Risorgimento nazionale. Il Primato che risvegliò i cuori di tanti italiani evocava l’unità della nazione nella forma di una Confederazione di Stati regionali guidata dal Papa e governata dal Piemonte. Scarseggiano invece, nei manuali di filosofia, notizie sulle grandi opere teoretiche a cominciare dalla Teorica del sovrannaturale (1838) per proseguire con l’Introduzione allo studio della filosofia (1840), oltre al serrato confronto con la filosofia di Rosmini che rimase il tema costante della sua riflessione filosofica. Ripensare Gioberti oggi significa non solo capire di più della complessa e tormentata trama risorgimentale che portò all’Italia unita, ma anche valorizzare e ridefinire la densità speculativa del pensiero italiano ottocentesco, che seppe tener testa alle grandi tematiche della filosofia europea, in specie kantiana. La filosofia di Gioberti, nelle sue varie espressioni – ontologismo, protologia, dialettica della trascendenza, metafisica dualistica, ecc. – spazia attraverso feconde interlocuzioni (Rosmini), si espande in avanti con forti connotazioni teoretiche (Gentile, Giusso e Stefanini) e infine trova terreno fertile in un serrato confronto dialettico con l’opera di Leopardi. Pertanto i saggi che ospitiamo in questo numero della rivista sono indirizzati a valorizzare i molteplici punti di intersezione tra filosofia, etica, religione e politica dibattuti nel corso delle giornate di Roma e di Brescia.
In Miscellanea pubblichiamo due testi: il primo centrato sul mistero dell’uomo e le ragioni della trascendenza in forma di conversazione tra Rocco Pititto e Francesco Donadio e il secondo di Monica Roviezzo su Sviluppo e libertà nel pensiero di Amartya Sen.
Una ricca e variegata sezione delle recensioni, ben tredici, chiude il numero.
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