2026, n. 1

AA. VV.

Il Contributo

Rivista di filosofia e scienze sociali

Copia omaggio fuori commercio

  • 2026

IN PREPARAZIONE


Nota editoriale di Aldo Meccariello

Questo numero è un monografico su Vincenzo Gioberti (1801-1852), filosofo, sacerdote e uomo politico del Risorgimento. In una trattazione scolastica, Gioberti viene spesso presentato come il pensatore che attribuì all'Italia una particolare superiorità morale e civile, vedendo nella tradizione cattolica il fondamento della futura rinascita nazionale. In realtà Gioberti è un pensatore completo che ha elaborato un vero e proprio sistema metafisico che comprende e abbraccia la realtà del creato e l’esistenza umana: si tratta di un’esperienza soprasensibile in cui l’intelligenza umana riconosce una Presenza di assoluta verità e di assoluta realtà. Il Centro per la filosofia italiana, con Gioberti procede nel suo lavoro di scavo e di rivisitazione della nostra tradizione, oltre vecchi paradigmi interpretativi. La questione dell’eredità giobertiana è indubbiamente un tema di grande rilevanza non solo per la storiografia filosofica ma anche per il potenziale teoretico del pensiero italiano dell’Ottocento. Di Gioberti c’è ampia traccia nei manuali di storia come il conclamato Autore del Primato morale e civile degli italiani, pubblicato nel 1843 a Bruxelles, teorico del neoguelfismo e protagonista del dibattito sul Risorgimento nazionale. Il Primato che risvegliò i cuori di tanti italiani evocava l’unità della nazione nella forma di una confederazione di stati regionali guidata dal Papa e governata dal Piemonte. Scarseggiano invece nei manuali di filosofia notizie sulle grandi opere teoretiche a cominciare dalla Teorica del sovrannaturale (1838) o dall’Introduzione allo studio della filosofia (1840) o dal serrato confronto con la filosofia di Rosmini che rimase il tema costante della sua riflessione filosofica. Ripensare Gioberti oggi significa non solo capire di più la complessa e tormentata trama risorgimentale che portò all’Italia unita ma anche valorizzare e ridefinire la densità speculativa del pensiero italiano ottocentesco che seppe tenere testa alle grandi tematiche della filosofia europea, in specie a quella kantiana. La filosofia di Gioberti nelle sue varie espressioni (ontologismo, protologia, dialettica della trascendenza, metafisica dualistica ecc.) spazia attraverso feconde interlocuzioni (Rosmini), si espande in avanti con forti connotazioni teoretiche (Gentile, Giusso e Stefanini), trova terreno fertile in un serrato confronto dialettico con l’opera di Leopardi. Pertanto, i nove saggi che ospitiamo nel numero sono indirizzati a valorizzare i molteplici punti di intersezione tra filosofia, etica, religione e politica: Il principio di creazione l'agire nella storia la palingenesi. Gli elementi del pensiero di Gioberti valorizzati e ripresi da Luigi Stefanini (T. Valentini), Gioberti e il Federalismo Neoguelfo (E. Arban), La conoscenza del reale in Gioberti nella lettura di Giovanni Gentile (H. Cavallera), Ragione e Religione. Esposizione e note alla Teorica del sovranaturale di V. Gioberti (G. Chimirri), Con Gioberti, oltre Gioberti: interpretazioni del Risorgimento nel Novecento (G. Gaiotti), Vincenzo Gioberti nella disamina dei Compilatori del periodico neotomista partenopeo «La scienza e la fede» (P. Giustiniani), La “metafisica civile” di Rosmini e Gioberti: affinità e divergenze (V. Parisi), Ontologia e politica giobertiane nell’interpretazione di Lorenzo Giusso (R. Sideri), Vincenzo Gioberti “interlocutore” privilegiato del personalista Luigi Stefanini (F. Silli), L’ideale e il reale. Note sulla critica di Rosmini alla metafisica di Gioberti (G. P. Solliani).

In Miscellanea pubblichiamo due testi: il primo centrato sul mistero dell’uomo e le ragioni della trascendenza in forma di conversazione tra Rocco Pititto e Francesco Donadio e il secondo di Monica Roviezzo su Sviluppo e libertà nel pensiero di Amartya Sen.

Una ricca e variegata sezione delle Recensioni, ben dodici, chiude il numero.